Con il termine biblioterapia si intende l’importanza che il libro ha nella crescita di una persona, a tal punto da diventare terapeutico. La prima a portare in Italia questa forma di terapia è la dottoressa Mininno, fondando allo stesso tempo il sito biblioterapia.it.

La professionista spiega che la biblioterapia si occupa in pratica di “prescrivere” dei libri durante alcuni percorsi terapeutici, in particolar modo in quello della psicoterapia. Grazie a un libro la persona riesce a elaborare determinate emozioni, stati d’animo.

Il libro viene “prescritto” anche in percorsi di autoaiuto, dove la persona ha bisogno di una formazione, educazione o un aiuto per la crescita.

Considerando che la salute è un giusto equilibrio tra il corpo, la mente e il rapporto nella sfera sociale, ecco che il libro può essere di grande aiuto. Se da una parte non può certamente guarire patologie fisiche, dall’altra può creare una condizione favorevole a livello psichico e sociale alla guarigione totale.

Inoltre, la biblioterapia non ha controindicazioni. Tutti possono leggere come terapia, dai bambini agli anziani. Chiaramente i libri devono essere scelti in base all’età, la cultura e tanti altri contesti.

Le radici di questa terapia si rintracciano negli Stati Uniti, agli inizi del ‘900. Vengono condotti diversi studi, soprattutto su quei soggetti che soffrono d’ansia e di lieve depressione. I laboratori di Biblioterapia si sono dimostrati utili anche per coloro che soffrono di distubi alimentari, della personalità e non solo. Si tratta di uno strumento di crescita importante in molti ambiti.

Leggere stimola l’approfondimento, la riflessione, la conoscenza e lo sviluppo di alcuni contenuti. Aiuta a far crescere l’autoefficacia, l’autostima e il problem solving. Migliora dal punto sociale e comunicativo. Il paziente elabora emozioni, riflette sugli eventi della propria vita ed elabora la sofferenza così come il cambiamento.

Lo psicoterapeuta che utilizza questa forma di terapia, andrà a prescrivere libri correlati al disturbo del paziente, ma può scegliere di usare anche diari, testi teatrali, autobiografie, narrativa e poesia.

 

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