Vino e solfiti

Un buon vino può definirsi tale solo se la qualità lo contraddistingue. Ma come è possibile capire se un vino è qualitativamente buono? Non si tratta secondo Andrea Ghiselli, dirigente dell’Inran, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, di una questione legata al biologico e nemmeno alla presenza dei solfiti nell’etichetta.

Il ricercatore ha infatti spiegato che i vini, di base, possono essere divisi in due categorie, quelli che non contengono solfiti e che quindi si propongono come vini di buona categoria e quelli che li contengono, ma i solfiti inseriti nella giusta quantità non sono pericolosi per la salute dell’uomo.

Di base i solfiti sono impiegati come conservanti del vino e va da sé che i vini di alta qualità, i quali si presentano naturalmente più ricchi di antiossidanti, contengono una minore quantità di solfiti e anche di stabilizzanti. I solfiti vanno sempre indicati nell’etichetta, in quanto si tratta di sostanze chimiche che possono causare allergie, emicranie e intolleranze nelle persone particolarmente sensibili.

Può, però, un vino biologico essere equiparato come livello di bontà a un vino che non è bio? La riposta è sì, perché Ghiselli afferma che la normativa italiana ed europea è decisamente restrittiva sull’impiego di fitofarmaci, quindi i prodotti che vengono impiegati dall’agricoltura convenzionale sono, al giorno d’oggi, comparabili con quelli che vengono impiegati dall’industria biologica.

L’aspetto positivo che interessa la coltivazione biologica dell’uva e la stessa produzione del vino riguarda la presenza di meno sostanze inquinanti, quindi le etichette devono riportare la dicitura biologica se effettivamente esiste questo presupposto, importante per chi sceglie di compiere una scelta di questa tipologia e di salvaguardare la sua salute rispetto all’impiego di sostanze che potrebbero rivelarsi pericolose per l’organismo.

Ghiselli afferma quindi che è sempre meglio privilegiare la ricerca di qualità, ovvero affidarsi ad etichette che lavorano bene e che, anche se non appartengono al ramo del biologico, operano secondo norme stabilite, rispettando le colture e quindi impiegando materie prime di alta qualità. I passaggi enologici che seguono la raccolta dell’uva fanno il resto, e la scelta di non inserire solfiti nel vino si rivela ideale per chi desidera fare una scelta salutare e offrire un prodotto che sia il più possibile naturale nella sua composizione.

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