Oggi parliamo di misoginia. Si tratta dell’odio nei confronti delle donne. Freud individuò due differenti tipi di avversione contro le donne, alla base vi era appunto un problema personale irrisolto. La misoginia può nascere in coloro che hanno un conflitto di natura omosessuale, oppure in coloro che hanno una forte paura del “gentil sesso”.

La misoginia può colpire sia l’uomo che la donna, ma i primi sono proprio i maschi. Un misogino in realtà si può in parte riconoscere, perché dimostra quando parla di avere una visione molto “al limite” di quelli che sono i ruoli dell’uomo e della donna. Quando lei prova in qualche modo ad uscire dall’idea che si è fatto, ecco che subito viene bloccata e attaccata, “riportata al proprio posto”.

Sigmund Freud ha trovato il perché di questo problema e l’ha rintracciato proprio nell’incapacità di rinoscere la propria omosessualità. La persona è incapace di accettare la propria sessualità ma allo stesso tempo non riesce a sopprimerla del tutto, cosa che porta a provocare l’odio nella donna, perché vorrebbe vestire i suoi panni.

Alcune volte però subentra un meccanismo di difesa dell’Io. L’uomo cerca di proteggersi da un istinto inaccettabile, accentua così un comportamento opposto ed ecco che la misoginia, quindi l’odio, diventa amore verso la donna.

Molte persone pensano che la donna subisce il comportamento del misogino, solo quando è in famiglia o si tratta del compagno. In realtà uno dei luoghi dove è più probabile esserne vittime, è il posto di lavoro. Un ambiente dove di base si presentano già diverse tendenze discriminatiore è vero, ma possono esservi dei colleghi che mascherano la misoginia in un “semplice” atteggiamento competitivo.

La cosa migliore da fare è semplicemente evitare il misogino. In questo modo si evitano problemi di stress, ansia, depressione. La misoginia in realtà può essere risolta, ma solo quando avviene un buon lavoro di psicoterapia.

CONDIVIDI