La depressione post-partum colpisce in Italia circa l’8% delle donne che hanno appena dato alla luce un bebè. Il 70% delle donne soffre di lievi disturbi dell’umore, mentre l’1% di psicosi post-partum. Dati sconcertanti, soprattutto perché molto spesso non ci rendiamo affatto conto che molte donne vicino a noi ne soffrono.

La letteratura medica c’insegna che la causa tipica della depressione post-partum è la situazione ormonale. Gli sbalzi ormonali giocano senza dubbio un ruolo essenziale, ma secondo alcuni non è questa l’unica causa.

Forse però, questa descrizione molte donne non la sentono propria. Alla base non può esserci un’immotivata tendenza alla “depressione” o i cambi d’umore post-gravidanza. Un discorso che ricorda di più il classico stereotipo secondo cui la donna è “irrazionale”.

Se parliamo quindi di sbalzi ormonali, le cose iniziano a quadrare. Perché allora si parla di funzioni fisiologiche alterate. Qualcuno però ha avanzato nuove ipotesi, che collegano la depressione port-partum a un disagio sociale.

Partiamo dal parto, un momento in cui la donna smette di poter decidere della propria vita e si rimette alle decisioni dei medici. Sperimentando ansie e paure. Anche il parto cesareo può rivelarsi estremamente traumatico. Ecco poi che si presenta la possibilità di una gravidanza indesiderata, un aborto spontaneo, l’ospedalizzazione precoce, le varie possibili complicazioni etc.  La donna entra nel congedo di maternità, il lavoro diventa precario. La sua vita è centrata solo sul bambino, ma dovrà pur sempre sottostare ai lavori domestici. Non potrà dedicare tempo a se stessa, gli amici e il lavoro. Ecco che vi sarà una diminuzione di autostima.

Si parla quindi, di un disturbo immotivato, o un disturbo sociale vero e proprio? Siamo proprio certi che tutta questa tristezza non ha motivo di esistere?

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