Il mutismo selettivo è un disturbo dell’età infantile. Questo termine serve a indicare il bambino che smette di parlare in determinate situazioni, come ad esempio in presenza di sconosciuti o a scuola. Tuttavia quando è in ambienti “amici”, si esprime in modo corretto. I primi studi in merito vennero fatti nel 1877 fa Kussmaul, poi, nel 1934, fu Tramer ad avvicinarsi ancora di più al significato vero e proprio.

Riconoscere il mutismo selettivo non è facile, perché richiede prima di tutto l’esclusione di altri problemi psicologici. Deve essere un team di specialisti e diagnosticare il problema. Devono escludere prima di tutto che il bambino non soffra di:

  • Disturbi del linguaggio

  • Autismo

  • problemi di linguaggio (es: bambini stranieri)

  • Schizofrenia

  • Ritardo mentale

  • Disturbo psicotico

Alcune volte la diagnosi può essere errata, perché il medico scambia il mutismo selettivo per timidezza. Se solitamente il problema può essere diagnosticato e comparire tra i 3 e i 5 anni, quando vi è un errore sarà compreso verso gli 8 anni.

Quali sono i sintomi del mutismo selettivo?

Il bambino è incapace di esprimersi correttamente in un preciso contesto sociale, di solito al di fuori della sfera familiare. Non si esprime in un contesto che provoca in lui stati d’ansia. Il bambino ammette poi di provare desiderio a parlare ma, prova un senso di groppo alla gola e perciò non si sente sereno ad asprimersi verbalmente, preferendo piuttosto la comunicazione non verbale, come accenni, movimenti della testa o ammicchi.

Chi soffre di mutismo selettivo si gira dall’altra parte quando le viene fatta una domanda, è impacciato e con lo sguardo assente. Si tocca i capelli spesso e prova il desiderio di nascondersi. Questi bambini hanno disturbi ansiosi, manifestano quindi rigidità alle braccia, lo sguardo evasivo. Spesso vi è un attaccamento morboso verso un genitore e sperimentano allo stesso tempo ansia da separazione, disturbi del sonno come l’insonnia o problemi alimentari.

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