Colesterolo
Colesterolo

Come abbassare il colesterolo in maniera naturale?

Se si ritiene di non doversi preoccupare del colesterolo per l’unico e semplice motivo che non si soffre di cuore meglio disilludersi! Negli Stati Uniti, circa il 25% di coloro che hanno più di 20 anni soffrono di ipercolesterolemia, e oltre metà della popolazione presenta valori critici.

Il tipico regime alimentare americano, i piatti freddi, i cibi pronti, i latticini, i fritti, le uova, il pane industriale, i dolci e i biscotti possono essere tutti responsabili dei valori elevati del colesterolo. Solo una piccola parte della popolazione può mangiare questi alimenti grassi senza soffrire di colesterolo.

Non è necessario mangiare alimenti che apportino colesterolo, sostanza cerea indispensabile per gli ormoni e le cellule. Il corpo infatti, ne produce la quantità di cui ha bisogno. Il colesterolo in eccesso è eliminato dall’organismo oppure si deposita nelle arterie: è a questo punto che iniziano i problemi.

È chiaro che avere il tasso di colesterolo un po’ alto non implica per forza che si debba avere un infarto. In ogni modo l’ipercolesterolemia rappresenta uno dei principali fattori di rischio, se i valori sono nella norma è bene che rimangano tali.

Per fortuna, è possibile diminuire o mantenere il tasso di colesterolo apportando piccole modifiche all’alimentazione.

Ecco alcuni consigli, corredati da un abbecedario dei termini e dei valori specifici relativi al colesterolo.

I grassi non si equivalgono

Per quanto possa sembrare strano, il consumo di colesterolo non aumenta il relativo tasso nel sangue più del consumo di acidi grassi saturi. Come il colesterolo, gli acidi grassi sono presenti nella maggior parte dei prodotti di origine animale: formaggio, burro, panna, latte intero, glassa, lardo e carni rosse venate di grasso.

Certi oli vegetali, come l’olio di palma, di cuore di palma, di cocco e il burro di cacao, sono altrettanto ricchi di acidi grassi saturi; questi oli sono spesso usati nella fabbricazione di prodotti industriali cotti, di surrogati del latte per il caffè e di preparati a base di panna montata per i dessert. È bene leggere con attenzione le etichette.

Gli acidi grassi insaturi, cioè quelli mono-insaturi e polinsaturi, diminuiscono il tasso di colesterolo. Sono presenti in molti oli vegetali come l’olio di mais, d’oliva e di colza.

È meglio comprare i pezzi di carne meno grassi e sostituire regolarmente il pollame (senza pelle) e il pesce alla carne rossa, perché sono meno ricchi di acidi grassi saturi. Si consiglia di passare ai formaggi bianchi, agli yogurt, ai formaggi duri leggeri e al latte scremato.

Passando dal latte intero a quello scremato, si riduce del 6,9% il tasso di colesterolo totale e del 10,8% quello di colesterolo LDL (quello “cattivo”).

Non più di 4 tuorli d’uovo la settimana

Molti possono consumare colesterolo senza preoccuparsi: quando aumenta il consumo di colesterolo, l’organismo si adatta diminuendo la produzione interna.

Tuttavia, un terzo degli americani reagisce al consumo di colesterolo: il tasso aumenta appena ne mangiano anche se gli acidi grassi saturi rimangono, anche per loro, la cosa peggiore.

Poiché probabilmente non si sa in quale categoria si rientra, è consigliabile scegliere la prudenza e non consumare più di 4 tuorli d’uovo la settimana. (Un tuorlo d’uovo contiene, in media, 213 mg di colesterolo).

Rinunciare alle fritture

L’acquisto di prodotti a basso contenuto di grassi è solo il primo passo. Occorre poi adottare metodi di cottura che non richiedono l’uso di grassi. Eliminare tutte le parti grasse dalla carne prima di farla cuocere. Togliere la pelle dal pollo e dal tacchino.

Si consiglia di non friggere gli alimenti, meglio farli arrostire, cuocerli in forno, alla griglia o lessarli. Utilizzare liquidi non grassi, come il vino, il succo di pomodoro o di limone per inumidirli o farli marinare.

Se si usa l’olio per le pietanze saltate o rosolate in padella e quelle cotte in forno, scegliere l’olio di oliva o di colza. Preferire la margarina in tubetto a quella tradizionale. Prestare attenzione alla dicitura “margarina idrogenata”: significa che contiene acidi grassi saturi.

Consumare verdura e glucidi complessi.

Gli alimenti che contengono meno lipidi sono la verdura, la frutta, i semi (riso, orzo e pasta), i cereali, i fagioli e le leguminose. Sostituirli alla carne e ai latticini, ricchi di grassi.

Non annegare la pasta nel burro o le patate cotte al forno nella panna fresca. Scegliere salse a base di pomodoro, anziché di panna. Usare il succo di limone, la salsa di soia a basso contenuto di sodio o alle erbe per condire la verdura. Quando si prepara il chili con carne aumentare la quantità di fagioli e il condimento eliminando però la carne.

Seguire una dieta

Gli obesi soffrono generalmente d’ ipercolesterolemia. La maggior parte di loro può diminuire il tasso di colesterolo LDL (il “cattivo”) e aumentare quello di HDL (il “buono”) semplicemente perdendo qualche chilo. Consumando meno alimenti grassi e più frutta, verdure, cereali e fagioli, i chili spariranno lentamente ma in modo sicuro.

Coinvolgere i familiari

Da una dieta povera in grassi possono trarre beneficio anche i figli. Poiché le abitudini alimentari perdurano nell’età adulta è bene offrire ai figli delle basi sane fin dall’infanzia. Tuttavia, non si deve iniziare prima dei 2 anni perché al di sotto di questa età i bambini hanno bisogno di grassi per un corretto sviluppo.

Non rinunciare agli spuntini quando se ne ha voglia

Non si deve aver paura di fare più spuntini moderati durante il giorno. Ad esempio, si può mangiare uno yogurt, un frutto, della verdura, pane o cereali integrali.

È stato d’altronde dimostrato che tanti piccoli pasti al giorno fanno diminuire il tasso di colesterolo. I pasti ravvicinati impediscono l’aumento degli ormoni, come l’insulina, che non ordinano all’organismo di fabbricare colesterolo. Accertarsi soltanto che il maggior numero di pasti non aumenti il totale delle calorie consumate.

A chi piace la frutta con il mallo, specialmente le noci e le mandorle

Aggiungerle a cereali, dolci, crèpe, ragù, pietanze saltate in padella. Quando l’alimentazione povera di grassi è completata dal consumo giornaliero di 90 g circa di noci, il tasso di colesterolo diminuisce di un ulteriore 10%.

Le noci contengono molti grassi ma essenzialmente acidi grassi polinsaturi che favoriscono la diminuzione del tasso di colesterolo. Il consumo di circa 90 g di mandorle fa abbassare il tasso di colesterolo LDL del 9%.

Occorre tuttavia ridurre il consumo di altri alimenti grassi in modo che quello delle noci e delle mandorle non crei problemi.

Anche il cioccolato è permesso

Secondo alcuni studi, l’acido stearico, acido grasso saturo contenuto nel cioccolato, non ha alcuna incidenza sul tasso di colesterolo. In una dieta povera di grassi e di colesterolo, il consumo di una carretta di cioccolato al posto di uno spuntino ricco di glucidi non aumenta il tasso di colesterolo LDL (quello “cattivo”) e pare aumenti addirittura il tasso di HDL (quello “buono”). Non bisogna eccedere però con il cioccolato perché contiene molte calorie e arassi.

Spegnere la sete con succhi di frutta

La bassa incidenza di malattie cardiache in Francia, nonostante un’alimentazione ricca di grassi, ha spinto i ricercatori a riflettere sull’abitudine dei francesi di bere vino rosso ai pasti. Sembra che certi componenti non alcolici del vino aumentino il tasso di colesterolo HDL e blocchino la produzione di colesterolo LDL da parte dell’organismo.

Il vino rosso e il succo d’uva abbassano la quantità di lipidi nel sangue. Questa proprietà di ridurre il tasso di colesterolo deriva da un componente naturale che permette all’uva di resistere alle muffe. Più il succo è scuro meglio è!

Anche il succo di pompelmo può diminuire il tasso di colesterolo e migliorare il rapporto tra colesterolo “buono” e quello “cattivo”. Inoltre aiuta l’organismo a liberarsi di un deposito lipidico chiamato placca di ateroma che può accumularsi nelle arterie e causare l’infarto del miocardio.

Mangiare aglio

È stato dimostrato più volte che l’aglio riduce il tasso di colesterolo totale. Si può quindi consumare con tranquillità. Pare inoltre che aumenti il tasso di colesterolo HDL. Se l’odore è fastidioso, si possono provare le compresse che sono efficaci quasi quanto gli spicchi cotti o crudi.

La niacina è efficace ma occorre prudenza

È stato provato che la niacina, una delle vitamine del gruppo B, riduce il tasso di colesterolo totale e aumenta quello di colesterolo HDL. È uno dei farmaci meno costosi e il più efficace per combattere il colesterolo.

Non è però prudente assumere niacina senza controllo medico. Le dosi necessarie per la riduzione del tasso di colesterolo possono causare iperglicemia o disturbi epatici. Uno studio ha dimostrato che tali disturbi possono insorgere a partire da una dose giornaliera di 1,5 g. In caso di valori di colesterolo molto alti è bene chiedere il parere del medico sul trattamento.

La vitamina E dà risultati promettenti

Molti studi hanno cercato di dimostrare gli effetti benefici della vitamina E sul colesterolo. La maggior parte di essi suggerisce di consumarne 800 Unità Internazionali (UI) al giorno, una quantità che supera notevolmente quella fornita dall’alimentazione.

Sembra che assumere la vitamina E in dosi elevate non presenti alcun pericolo ma i ricercatori preferiscono effettuare studi a lungo termine per assicurarsene.

Nuove ricerche hanno dimostrato che anche dosi molto basse (soltanto 25 Unità Internazionali) sono sufficienti ad impedire il deposito del colesterolo LDL sulle pareti delle vene. Queste dosi superano di poco l’apporto giornaliero raccomandato che va dalle 12    alle 15 UI.

Anche dosi così ridotte possono introdursi nelle particelle LDL diminuendo così il pericolo che si accumulino sulle pareti dei vasi sanguigni. L’accumulo di colesterolo LDL nelle vene provoca l’arteriosclerosi, un’affezione che si manifesta con l’indurimento delle arterie e il conseguente aumento dei rischi d’infarto.

Il calcio può aiutare

Uno studio condotto su 56 soggetti ha rivelato che l’assunzione di carbonato di calcio sotto forma di integratore ha provocato una diminuzione del 4% del colesterolo totale e un aumento del 4% del colesterolo HDL (quello buono). La dose era di 400 mg, 3 volte al giorno. Non si sono riscontrati effetti collaterali.

COLESTEROLO SENZA PERICOLO DOPO I 70 ANNI

La vecchiaia ha decisamente vantaggi innegabili: offre il tempo di pensare ai viaggi, ai nipotini e alle passioni e quello di dimenticare le preoccupazioni per il colesterolo. Un attimo. Permette davvero di non preoccuparsi più per il colesterolo?

Ebbene sì. E quanto ha rivelato una ricerca medica molto recente. Lo studio, condotto per 4 anni su circa 1.000 adulti, la cui età media era 79 anni, ha dimostrato che l’età riduce l’incidenza d’ ipercolesterolemia sull’organismo. Eppure, per anni, gli specialisti non hanno smesso di suonare il campanello d’allarme sostenendo che bisogna ridurre ad ogni costo i valori del colesterolo non appena sono troppo alti e che tassi elevati di colesterolo HDL possono provocare un’affezione cardiaca, un infarto e la morte.

Per questo motivo a milioni di persone sono state imposte diete rigide e terapie a base di farmaci, indipendentemente dall’età o dal sesso.

Basta preoccupazioni e spese inutili!

Oggi la cura del colesterolo ha adottato un approccio diverso.

I ricercatori dell’Università di Yale hanno fatto scoperte sorprendenti circa gli effetti dell’età sul colesterolo, scoperte che forse permetteranno agli anziani di dire basta alle preoccupazioni e alle spese inutili.

Tutti gli uomini e le donne che hanno partecipato allo studio avevano un tasso di colesterolo alto ma nessun problema di salute. I risultati della ricerca hanno dimostrato che l’ipercolesterolemia non li esponeva ad un maggiore rischio d’infarto. Tra le donne del gruppo sono stati evidenziati soltanto legami molto deboli tra ipercolesterolemia e malattie cardiache.

Chiedere un riesame della terapia che si sta seguendo

Nessuno contesta che T ipercolesterolemia possa essere invalidante, addirittura mortale, per i soggetti giovani o in età matura. Tuttavia, stando ai risultati dello studio, i valori che possono rappresentare un pericolo all’età di 40 anni non pongono più problemi a partire dai 70 o 80 anni.

Milioni di anziani seguono attualmente una dieta e una terapia farmacologica contro l’ipercolesterolemia. Chi appartiene a questo gruppo può chiedere al medico se non sia possibile riesaminare o sospendere il trattamento con i farmaci. Attenzione però: è una decisione da non prendere da soli.

Godersi la vita

Se non si hanno avuto infarti o non si è mai sofferto di altri disturbi circolatori, si potranno apprezzare i vantaggi derivanti dalla diminuzione degli esami e dalla sospensione della dieta e dell’assunzione di farmaci.

> Assaporare di nuovo il cibo. Le diete che limitano il consumo di grassi sono talmente rigorose che molti faticano a trovare alimenti che piacciono o sufficientemente variati; la malnutrizione è uno dei rischi di queste diete.

> Risparmio di denaro. I farmaci che abbassano i valori del colesterolo possono costare migliaia di euro l’anno.

> Diminuzione dei rischi di cancro. Certi farmaci, infatti, aumenterebbero questi rischi.

> Riduzione dei rischi d’interazione tra farmaci. Maggiori sono le quantità di farmaci maggiore è la probabilità che insorgano reazioni impreviste o effetti collaterali.

La maggior parte di coloro che seguono una cura contro l’ipercolesterolemia non avranno altra soluzione che continuare a battersi per molti anni. I rischi sono troppo alti per sospendere le cure. Tuttavia, chi è in buona salute e ha più di 70 anni potrebbe beneficiare di una terapia più leggera. È bene chiedere consiglio al medico.

Assumere complessi vitaminici potrebbe essere la soluzione

È bene aumentare il consumo di vitamina E e di calcio senza però dimenticare la vecchia e buona vitamina C. Numero 1 nella protezione del sistema immunitario, la vitamina C aumenta anche il colesterolo buono. In base ai risultati di un recente studio, le persone che assumono più di 60 mg di vitamina C al giorno (che corrispondono all’apporto giornaliero raccomandato) hanno il tasso più elevato di colesterolo HDL.

Fare il pieno di fibre

Alcuni anni fa, la crusca d’avena è diventata la “cocca” nazionale dopo che certi studi avevano dimostrato che abbassava drasticamente il tasso di colesterolo. I risultati di altri studi condotti in seguito furono mitigati. Gli scienziati continuano in ogni modo a credere che la fibra solubile, presente soprattutto nella crusca d’avena, permette di ridurre il colesterolo LDL e di aumentare quello HDL.

Basta consumarne 3 g al giorno per apprezzare tutta l’efficacia della crusca e dei fiocchi d’avena, 100 g di crusca secca contengono 7,2 g di fibre solubili; 100 g di fiocchi d’avena secchi contengono 5 g di fibre solubili. (Sulle etichette è riportata la quantità di grammi per razione).

Altre fonti di fibre solubili sono: orzo, fagioli, piselli e molte altre verdure. Anche la fibra di mais favorisce la diminuzione del tasso di colesterolo. Uno studio recente ha dimostrato che può abbassare il tasso di colesterolo totale del 5%. I ricercatori si sono basati su un consumo di 20 g di fibre al giorno. Nella vita di tutti i giorni è difficile consumarne una tale quantità in una giornata (una razione di mais contiene, ad esempio, 3 g di fibre), tuttavia è preferibile mangiarne poche che niente del tutto.

La pectina, sostanza contenuta nella frutta come le mele e le prugne, e lo psillio, semi presenti in molti cereali per la colazione e in molti lassativi, sembra siano ancora più efficaci della crusca d’avena per combattere il colesterolo. Per trarre i massimi benefici da un lassativo a base di psillio, si consiglia di mescolarlo al cibo anziché assumerlo lontano dai pasti. (Si veda il capitolo Costipazione per avere l’elenco dei cereali ad alto tenore di fibre).

Restare in movimento

L’esercizio fisico riduce il tasso di colesterolo LDL e aumenta notevolmente quello di colesterolo HDL. Però non può essere l’unico autore di questa magia. Chi pratica attività fisica continuando a consumare alimenti ricchi di grassi non otterrà mai simili risultati.

Gli esercizi di aerobica come la marcia, il footing, il nuoto, la bicicletta e lo sci di fondo, e gli esercizi di forza, come il sollevamento pesi o l’uso di macchine per lo sviluppo della muscolatura, diminuiscono il tasso di colesterolo. L’analisi di 11 studi sugli esercizi di forza dimostra che riducono del 13% il valore del colesterolo LDS e aumentano del 5% quello del colesterolo HDL.

Per chi pratica pesistica è preferibile utilizzare pesi leggeri e medi e ripetere più volte gli esercizi.

Mettersi a dieta con la soia

Si potrà senz’altro ridurre il tasso di colesterolo imparando ad utilizzare i prodotti a base di soia. In uno studio condotto recentemente, i partecipanti sono riusciti a diminuire del 12% il tasso di colesterolo, consumando tutti i giorni 50 g di proteine di soia contenute in dolci, pane, biscotti e barrette alla frutta.

Sostituire le proteine animali che si consumano abitualmente con proteine di soia. Le ultime sono tanto ricche in acidi grassi quanto le proteine di origine animale, ma contengono anche molti elementi nutritivi, che fanno bene alla salute.

Negli Stati Uniti il tofu è il prodotto a base di soia più utilizzato comunemente. Si presenta sotto forma di pasta di consistenza gommosa, assume il sapore dei cibi e delle salse con cui è cotto. Si può cucinare saltato in padella o aggiungerlo alle lasagne o ad altri piatti, il tofu molle può essere usato nei condimenti per insalate, nelle fondute e anche nelle salse e gelatine.

COME DECIFRARE L’ESAME DEL COLESTEROLO

Gli esami per misurare il tasso di colesterolo possono essere ingannevoli. Quelli che non richiedono di essere a digiuno misurano soltanto il tasso di colesterolo totale e il tasso di colesterolo HDL, quello “buono”. Sono spesso imprecisi ma danno in ogni caso una valutazione approssimativa.

Anche i risultati di esami approfonditi, come il profilo lipidico, possono variare da una valutazione ad un’altra. Questo esame misura i tassi di colesterolo totale, di colesterolo HDL, di quello LDL (il “cattivo”) e dei trigliceridi. Per ottenere la massima precisione possibile si raccomanda di non bere né mangiare niente 12 ore prima del test e di non fare sforzi pesanti nelle 24 precedenti.

Chi assume farmaci, antipertensivi o la pillola anticoncezionale, ad esempio, è bene che informi la persona che effettua l’esame perché influenzano i risultati.

Rilassarsi e stare tranquilli durante il prelievo del sangue

Se il laccio emostatico è stretto e si deve tenere per più di un minuto, così almeno si dice, è perché può cambiare il risultato. Quindi si può chiedere un ulteriore esame del sangue, soprattutto se i valori di colesterolo sono alti. Dato che questi valori possono cambiare da una stagione all’altra, è consigliabile sottoporsi a un nuovo esame nel mese successivo.

Lina volta che si è certi della correttezza dei dati, non resta che capirne il significato. Ecco alcune precisazioni sulla terminologia usata.

Il colesterolo alimentare indica il colesterolo consumato dal soggetto; l’American Heart Association (l’associazione americana per il cuore) raccomanda di non superare i 3 g al giorno. La maggior parte delle etichette sui prodotti alimentari indica il tenore di colesterolo, è bene quindi leggerle con attenzione.

I valori del colesterolo presente nel sangue e del colesterolo totale si riferiscono entrambi al colesterolo presente nell’organismo. È il colesterolo che si misura negli esami.

È difficile valutare i rischi di cardiopatie basandosi solo sui valori dei trigliceridi ma gli specialisti conoscono bene la differenza tra il colesterolo LDL (dall’inglese Low Density Lipoprotein, lipo-proteina a bassa densità) e quello HDL (dall’inglese High Density Lipoprotein, lipoproteina ad alta densità). I relativi valori sono particolarmente significativi: quello del colesterolo LDL deve essere basso, mentre quello del colesterolo HDL deve essere alto.

Secondo il National Cholesterol Education Program (programma educativo sul colesterolo), il tasso di colesterolo totale è “normale” quando è inferiore a 2 g/1, “critico” se compreso tra 2 e 2,39 g/l, “troppo alto” appena supera i 2,4 g/l. Il valore dei trigliceridi è considerato alto quando supera i 4 g/l, molto alto quando oltrepassa i 10 g/l.

Per quanto riguarda il colesterolo LDL, il valore ideale è inferiore a 1,3 g/l, il limite tra 1,3 e 1,59 g/l. Da 1,6 g/l, i rischi sono notevoli.

colesterolo HDL + colesterolo LDL + (trigliceridi / 5) = colesterolo totale

È preferibile avere un tasso elevato di colesterolo HDL. Questo valore è più basso degli altri perché la sua concentrazione nell’organismo è più debole. Al di sotto di 3,5 g/l, i rischi di disturbi cardiaci sono alti. Oltre i 6,5 g/l i rischi sono notevolmente ridotti.

Le LDL sono le lipoproteine “cattive” perché trasportano il colesterolo dal fegato nel sangue; il colesterolo in eccesso può depositarsi sulle pareti delle arterie. Le HDL sono le lipoproteine “buone” perché trasportano il colesterolo fino al fegato affinché sia eliminato.

Il valore del colesterolo LDL è l’indicatore più affidabile dei rischi d’infarto del miocardio. Tuttavia oggi si consiglia di controllare anche il valore di colesterolo HDL perché l’esame può essere effettuato senza essere a digiuno al contrario di quello del colesterolo LDL che richiede 12 ore di digiuno. Alcuni studi, però, hanno dimostrato che un valore basso di colesterolo HDL non significa obbligatoriamente che il rischio d’infarto sia elevato.

Soltanto il rapporto è affidabile

Secondo recenti studi il modo migliore per avere un’idea precisa dei rischi di eventuali disturbi cardiaci è quello di calcolare il rapporto tra colesterolo totale e colesterolo LDL. S’immagini, ad esempio, che il valore di colesterolo totale sia 175 e quello di colesterolo LDL di 32. Il rapporto sarà dato da 175 diviso 32, cioè 5,4. Questo valore è poi utilizzato dai medici per determinare quali sono i rischi di contrarre un’affezione cardiaca.

Questo metodo è usato in particolare per le donne. Quando il rapporto è uguale o inferiore a 3, i rischi di contrarre malattie cardiache sono soltanto del 5%. Quando il rapporto è uguale o superiore a 9, i rischi sono allora del 23%. Tuttavia, alcuni ricercatori sostengono che questa formula funziona soltanto quando i valori di colesterolo totale non sono né troppo alti né troppo bassi.

NON TUTTI GLI OLI SONO UGUALI

Fra tutti i consigli nutrizionali contraddittori che si sentono oggi, una sola affermazione non è mai stata smentita: è decisamente preferibile la cottura con oli a basso contenuto di acidi grassi saturi. Molti usano il burro e a volte perfino lo strutto. Oggi si sa che gli alimenti si possono cucinare senza aggiungere tutti questi grassi inutili.

Gli oli di mais e d’oliva contengono pochi acidi grassi saturi. L’olio di sesamo e quello di arachidi sono leggermente più ricchi, ma il burro e l’olio di cocco sono quanto di peggiore esista per chi cerca di abbassare il tasso di colesterolo. Quando si fa la spesa occorre prestare attenzione al contenuto di acidi grassi saturi degli alimenti.

Gli acidi grassi insaturi si suddividono in 2 gruppi: acidi grassi monoinsaturi e acidi grassi polinsaturi. Alcuni studi hanno dimostrato che gli alimenti ad alto tenore di acidi grassi polinsaturi, come gli oli di girasole, mais e soia, il pesce, le noci, i pop-corn, le zucche e le patate dolci, possono diminuire il tasso di colesterolo totale, ma causare nello stesso tempo una diminuzione del tasso di colesterolo HDL (quello “buono”).

Gli alimenti ricchi di grassi monoinsaturi, come gli oli di colza, oliva, arachidi e i fiocchi d’avena, possono anche ridurre il tasso di colesterolo totale senza diminuire quello di colesterolo HDL. Ogni giorno si intraprendono nuove ricerche allo scopo di trovare altri metodi per diminuire i tassi di colesterolo.

Attualmente alcune autorità mediche si chiedono se gli acidi grassi monoinsaturi siano davvero più salutari di quelli polinsaturi. In ogni caso, gli specialisti concordano pienamente sul fatto che la riduzione dell’apporto di acidi grassi saturi fornisca più energia e prevenga l’incrostazione delle arterie.

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