L’ipnosi regressiva rientra tra le forme di terapie spierimentali. Lo psicoterapeuta può utilizzare questa forma d’ipnosi per scoprire quali sono le cause di alcuni conflitti attuali.

Durante questa terapia il paziente torna indietro nel tempo e può reperire alcune memorie di esperienze andate perdute, le quali secondo i sostenitori di questa pratica, sono da ricollegare a delle esistenze precedenti.

Si tratta in pratica di messaggi simbolici che aiutano a risolvere i conflitti attuali. Tale pratica si basa quindi sul concetto di reincarnazione e di karma. I problemi di oggi sono da ricollegare ad alcune azioni del passato.

Non tutte le persone possono sottoporsi a ipnosi regressiva. Lo specialista durante il primo incontro non deve partire con la terapia, ma ascoltare il paziente così da ottenere una prima diagnosi e da qui, capire se è il caso o meno di proseguire. Secondo alcune statistiche, circa il 20% delle persone non è adatta a sottoporsi a questa tecnica.

L’obbiettivo dell’ipnosi regressiva è quello di risolvere un disagio, un conflitto. E’ quello di conoscere il karma della persona così da aiutare il paziente ad evolvere. Non solo, può essere usata per curare le ossessioni, la depressione, l’ansia, i disturbi di panico e quelli alimentari. Tuttavia si dimostra incapace per la psicosi, anzi, può peggiorarne i sintomi.

L’ipnosi regressiva può essere fatta solo su pazienti maggiorenni, circa ogni quindici giorni. Solitamente è necessario seguire una decina d’incontri.

E’ importante sottoporsi però ricordando queste cose: deve essere condotta individualmente e solo da uno psicoterapeuta o medico. La persona deve avere la qualifica. E’ sconsigliato invece il fai-da-te, perché la persona si espone a dei rischi. Prima di lanciarsi in questa terapia è bene essere sicuri della diagnosi, effettuata dallo specialista. I soggetti non idonei devono essere esclusi.

Gli esperti solitamente sconsigliano l’ipnosi regressiva ai bambini, gli adolescenti, chi soffre di depressione acuta, di psicosi, chi assume farmaci anticonvulsivanti e alle donne gravide.

CONDIVIDI